giovedì 2 aprile 2015

Non le solite uova.

Le margherite innevano i prati ormai da qualche settimana, gli uccellini cinguettano, e le mie fresie fioriscono sul balcone colorando e profumando la primavera. Anche quest'anno è tutto pronto per festeggiare la Pasqua. 
La natura rinasce e le giornate si allungano donandoci luce e nuova energia, la vita si dimostra dirompente una volta ancora ricordandoci il profondo e strabiliante messaggio della Resurrezione.

E, se da un lato ci soffermiamo ogni anno per cercare di cogliere il senso profondo del messaggio di pace, e l'inenarrabile gioia della buona notizia della vittoria definitiva sulla morte, non ricordo una Pasqua che non fosse inondata da tonnellate di cioccolata di ogni tipo!

Quest'anno ho deciso di costruire da sola i miei auguri di buona Pasqua: invece che comprare le solite uova con sorpresa, ho realizzato delle piccole e graziose confezioni dal gusto moderno contenenti i miei cioccolatini preferiti
Ho acquistato in una fornita cartoleria dei piccoli secchielli colorati in latta, della carta trasparente, un nastrino da regalo e delle mollettine decorative. Ho riempito i secchielli con gli ovetti di cioccolata e chiuso la confezione con abbondate carta trasparente. Ho quindi decorato con il nastrino da regalo arricciato ed una mollettina in legno. 
Se avete un gusto più classico, si può realizzare la confezione utilizzando dei piccoli cestini al posto dei secchielli, dei fiorellini in tulle o tessuto al posto delle mollettine e della rafia o del nastro in organza al posto del nastrino da regalo.

Perché regalare e ricevere in regalo della buona cioccolata rende sempre felici, se poi è confezionata a mano con cura da chi la regala, è ancora più piacevole!

Buona Pasqua dunque! Che sia dolce per il palato, ma soprattutto per l'anima.

sabato 21 marzo 2015

La Relazione, di Andrea Camilleri

Camilleri è sempre Camilleri. Ed in questo piccolo romanzo ne ritrovo tutti i tratti caratteristici che lo contraddistinguono.

Poche parole delineano descrizioni accuratissime, gli stati d'animo dei personaggi sono resi con l'inconfondibile umanità e naturalezza tipiche di uno dei miei preferiti autori contemporanei. 
Il linguaggio è diretto, semplice, immediato. I ritmi sono sapientemente dosati, fino ad arrivare al crescendo finale che catapulta il lettore in una soluzione all'enigma del tutto inaspettata.
Nei racconti di Camilleri c'è tanta immaginazione, ma altrettanta descrizione di una realtà che tutti riconosciamo vicina e tangibile. Così a tratti ci sembra di essere sull'autobus insieme al protagonista, o spettatori di intrighi politico-bancari che non hanno affatto l'aria di essere improbabili.

Della trama non racconterò nulla. Voglio lasciarvi incuriosire e sorprendere pagina dopo pagina. 
Solo devo ammettere che, in alcuni momenti, mi è sembrato di ritrovarmi tra le righe de Il processo di Kafka. Sensazione che tuttavia non toglie nulla alla eccezionale narrazione di Camilleri, ed alla maestria con cui riesce a calare improvvisamente il sipario su una vicenda tanto ingarbugliata da sembrare ormai del tutto fuori controllo.

sabato 14 marzo 2015

Il ciambellone allo yogurt.

Come spesso accade, tutto è cominciato per amore. Ed anche un po' per orgoglio!
Correva l'anno 2009, ed mio fidanzato di allora - e marito di tutta la vita - mi cucinava pranzetti luculliani ogni volta che ne aveva occasione.
Dal canto mio, io non sapevo neppure cucinare un uovo sodo. E dovevo assolutamente  trovare il modo di evitare la figura barbina dell'imbranata ai fornelli.
Ho deciso quindi di cucinare qualcosa che lui non cucinava mai: un dolce.

Il mio primo vero esperimento culinario è stato quindi il ciambellone allo yogurt. 
Ho rispolverato una vecchia ricetta annotata ai tempi dell'università, perfezionandola nel tempo con consigli e varianti. Un dolce leggero, versatile, adatto per la colazione, per il tè o uno spuntino pomeridiano.
Per prepararlo non serve la bilancia: si utilizza direttamente il vasetto dello yogurt da 125 gr come misurino per gli ingredienti. Ecco le dosi:

  • 1 vasetto di yogurt,
  • 2 vasetti di zucchero,
  • 3 vasetti di farina,
  • 1 vasetto di olio di semi,
  • 3 uova,
  • una bustina di lievito in polvere.
Per arricchirlo si possono usare tantissimi ingredienti: da una semplice bustina di vanillina, alle gocce di cioccolato, dalle nocciole tostate e sbriciolate alla granella di pistacchi di Bronte. Il limite è solo la vostra fantasia! 

Vi occorrono due ciotole: una capiente dove farete tutta la preparazione del dolce, ed una nella quale monterete a neve gli albumi delle 3 uova.

Separate dunque gli albumi dai tuorli, e tenete da parte gli albumi in una ciotola.
Unite in una ciotola capiente i tuorli e lo zucchero montando bene il composto con le fruste elettriche.
Aggiungete poi gli altri ingredienti seguendo l'ordine: yogurt, farina, olio.
L'impasto deve essere montato con cura ad ogni aggiunta, e deve avere un aspetto liscio.

Sciogliete il lievito in mezzo bicchiere di acqua frizzante ed aggiungetelo al composto. Se volete aggiungere una bustina di vanillina fatelo adesso. Montate l'impasto con cura.

Lavate ed asciugate bene le fruste elettriche e montate a neve gli albumi. Quando gli albumi saranno montati (devono avere l'aspetto della panna montata) unite gli albumi al composto del ciambellone utilizzando un cucchiaio di legno. Per incorporare bene gli albumi bisogna mescolare da sotto a sopra. Non utilizzate le fruste elettriche in questa fase.

Se volete unire ulteriori ingredienti (granella di nocciole tostate, granella di pistacchio, gocce di cioccolata...) questo è il momento di farlo. Se aggiungete le gocce di cioccolato abbiate cura di infarinarle prima di unirle all'impasto. Questo eviterà che le gocce cadano sul fondo.

Imburrate uno stampo da ciambellone e spolverate un po' di farina sulla superficie unta.
Scaldate il forno a 180° durante la preparazione, così non appena l'impasto sarà pronto lo potrete infornare subito.
Deve cuocere a 180° per 45 - 50 minuti (non aprite mai il forno durante la cottura!). Per verificare che sia cotto vale sempre il vecchio metodo dello stecchino: una volta ultimato il tempo di cottura aprite il forno e infilate uno stecchino nel dolce. Se lo estraete completamente asciutto il vostro ciambellone è pronto per essere sfornato.

Le varianti di questa ricetta sono pressoché infinite. Per i più golosi posso segnalare che più di una volta ho aggiunto al composto una stecca intera di cioccolato fondente, sciolta in un pentolino con pochissimo latte (la cioccolata va aggiunta prima di incorporare il lievito).
Se lo fate, tenete presente che potrebbe essere necessario aggiungere un pochino di farina per recuperare la giusta consistenza del composto, e soprattutto sappiate che impiegherà qualche minuto in più per cuocersi bene (io lo lascio in forno per un'ora).

Ovviamente, potete infornare questo impasto anche in una teglia con forma differente da quella classica.
Molto romanticamente, si può trasformare la ricetta del ciambellone in quella di una torta a forma di cuore leggera e gustosa! Guardate qui (questa era farcita con marmellata all'albicocca):

martedì 10 marzo 2015

Le avventure culinarie di una famiglia normale.

"Uno non può pensare bene,
amare bene,
dormire bene,
se non ha mangiato bene".

Quando abitavamo tutti insieme, difficilmente la mia mamma mi rendeva partecipe delle scelte culinarie della famiglia, e devo dire che anche io non ho mai fatto più di tante pressioni per farmi coinvolgere maggiormente. In fondo era sempre tutto buono, ed era sempre già pronto. Succedeva così che, dalla spesa alla tavola, a casa dei miei genitori non mi sono mai creata l'occasione per imparare a fare da sola. 

Tutto è cambiato qualche anno fa: un felicissimo matrimonio, una cucina tutta nostra a disposizione, ed il biglietto della spesa tutto da scrivere.
Avrete capito, quindi, che tra queste righe non troverete mai le elucubrazioni di un aspirante Masterchef, e neppure i toni saccenti un quasi-sommelier.

Ho semplicemente deciso di raccontarvi, tra le altre cose, la nostra storia tra i fornelli. Una storia tutta personale, e per molti versi - io credo - avvincente. Racconta di scoperte, esperimenti, assaggi, e tanta allegria.
Perché dove c'è buona cucina c'è voglia di vivere, benessere e salute
Ho cominciato a scoprire, e scegliere, le materie prime. Mischiato sapori, esagerato con il curry o con il peperoncino, incrostato qualche pentola, imparato che è meglio salare poco e poi aggiustare alla fine.

Insomma, se vorrete seguirmi vi racconterò le piccole (o grandi?) avventure quotidiane di una famiglia normale, con i minuti contati come tutte le famiglie normali, ma con la passione - questa innata - per il mangiar bene.
Fin da subito ho imparato che con un po' di organizzazione, passione, ed un pizzico di fantasia si può riuscire ogni giorno a godersi insieme qualcosa buono.
Inserirò il tag cucina in tutti i post, così sarà facile consultarli insieme.

Tutto - o quasi - è cominciato qui:

giovedì 19 dicembre 2013

diritti DISumani

Mi chiedo quanti di quei carcerieri disumani di Lampedusa andranno in questi giorni in un negozio di giocattoli per scegliere il regalo di Natale per il loro bambino.
Quanti il 24 Dicembre si vestiranno di tutto punto e andranno alla messa di mezzanotte.
Quanti ancora porteranno le loro offerte per i poveri alla raccolta della parrocchia, quanti faranno la comunione con lo sguardo candido e festoso a celare la torbida coscienza in balia del peggiore dei mali.

Il sindaco di Lampedusa ha parlato di pratica da lager, mentre il governo annuncia indagini approfondite e pene esemplari per chi ha sbagliato. Ma questi non sono errori. Questo è il frutto del degrado umano, perché solo una coscienza inquinata e degradata può immaginare di adottare atteggiamenti simili.

Questa è l'ennesima dimostrazione di quanto siamo lontani dal nostro prossimo, di quanto sia difficile comprendere il significato della parola rispetto.
E dico "siamo" perché siamo tutti italiani, e quello che è successo ci riguarda tutti, come la stampa estera non esita a considerare.

Io spero che, oltre alla repressione delle pratiche aberranti che un video girato di nascosto ha portato sotto i riflettori del mondo, si cominci a pensare sul serio a migliorare il processo educativo e formativo dei nostri cittadini. Perché una coscienza adeguatamente educata al rispetto ed al senso civico, ai valori democratici ed ai diritti umani, non può che condannare qualsiasi abuso.

E non è solo lavoro per politici. Serve l'apporto di ciascuno di noi per creare un'Italia migliore.
Anche le nostre azioni e considerazioni di tutti i giorni, le nostre piccole e grandi scelte, possono contribuire a creare una società che educhi alla cultura ed al rispetto, e non terreno fertile per la barbarie.

Repubblica.it - "Cie Lampedusa, le condizioni disumane degli immigrati"


martedì 26 febbraio 2013

Come tante galline.


Il funerale della volpe di Gianni Rodari

"Una volta le galline trovarono la volpe in mezzo al sentiero.
Aveva gli occhi chiusi, la coda non si muoveva. - È morta, è morta - gridarono le galline. –
Facciamole il funerale.
Difatti suonarono le campane a morto, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in fondo al prato. Fu un bellissimo funerale e i pulcini portarono i fiori.
Quando arrivarono vicino alla buca la volpe saltò fuori dalla cassa e mangiò tutte le galline.

La notizia volò di pollaio in pollaio. Ne parlò perfino la radio, ma la volpe non se ne preoccupò.
Lasciò passare un po’ di tempo, cambiò paese, si sdraiò in mezzo al sentiero e chiuse gli occhi.

Vennero le galline di quel paese e subito gridarono anche loro:
- È morta, è morta! Facciamole il funerale.
Suonarono le campane, si vestirono di nero e il gallo andò a scavare la fossa in mezzo al granoturco.
Fu un bellissimo funerale e i pulcini cantavano che si sentiva anche in Francia.
Quando furono vicini alla buca, la volpe saltò fuori dalla cassa e si mangiò tutto il corteo.

La notizia volò di pollaio in pollaio e fece versare molte lacrime.
Ne parlò anche la televisione, ma la volpe non si prese paura per nulla.
Essa sapeva che le galline hanno poca memoria e campò tutta la vita facendo la morta.

E chi farà come quelle galline vuol dire che non ha capito la storia."



Oggi, 26 Febbraio 2013, non ho altro da aggiungere.