martedì 16 febbraio 2010

Avatar: arriva alla mente ma non al cuore.


Da mesi si sente parlare solo di Avatar. Pare che il cinema mondiale si sia fermato per lasciare tutto il posto al nuovo Colossal di James Cameron.
Effetti 3D di ultima generazione, 166 minuti di storia, incassi record, file interminabili alle biglietterie, ma - per me almeno - neanche un sussulto al cuore, neanche una lacrimuccia (e devo dire che mi emoziono spesso).

Non mi aspettavo una storia originale, ma neanche un copia-incolla de "L'Ultimo Samurai" in versione futuristica. E L'Ultimo Samurai mi lasciò il cuore gonfio di emozioni, dandomi da pensare per un bel po' con tutti i suoi spunti sull'onore e sul senso del vivere.

Di Avatar ho sicuramente apprezzato gli effetti speciali. E fa sempre bene ricordare quanto sia difficile la vita e dura la lotta di un popolo oppresso. Sicuramente fa bene ricordarci quanto sia importante non perdere il contatto con la Madre Terra. Ma basta. Punto. Non c'è altro.
Temi visti e rivisti che vengono riproposti tra mirabolanti effetti 3D di sicuro impatto.

Come spettatrice, avrei voluto sapere di più sulla vita dei Na'vi, avrei voluto entrare meglio nella storia, affezionarmi di più i personaggi, innamorarmi di Pandora, emozionarmi.
E in quasi tre ore di film c'era tutto il tempo per rubare a tutti noi un pezzo di cuore.
Non sono un'esperta di cinema, ma credo che avrei scelto meno scene di guerra e più scene di cuore, meno azione e più emozione. Probabilmente questo andrebbe contro le leggi del 3D e Avatar con il 3D voleva stupire. E molto probabilmente questo era ciò che il grande pubblico cercava.
Io sinceramente no.
Vale la pena vederlo. Ma non rivederlo. Una volta per la mente basta, quando al cuore non arriva nulla.

1 commento:

  1. Non l'ho ancora visto, e probabilmente, considerando che non vado al cinema da mesi, non credo che lo vedrò in sala. Amo il cinema, ma non sono un critico, mi mancano delle vere basi per capire l'evoluzione del genere, i capostipiti, le idee, lo sviluppo della sceneggiatura, etc. Di un principio però sono convinto, uno di quei principi universali che senz'altro si applicano agli Sci-Fi movies: essi debbono emozionare, coinvolgere, fare entrare lo spettatore in empatia, portarti a quella che si definisce "la sospensione dell'incredulità". Se ciò non avviene, il valore dell'opera cinematografica svilisce, forse fallisce del tutto.
    Lo aspetto in Home Video.... magari con occhialetti 3D.

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