lunedì 19 aprile 2010

Donare il sangue è donare la vita

Sabato, ore 7.00 del mattino, è nuvoloso, pioviccica ogni tanto. Mi sono svegliata presto per andare a donare il sangue.
Destinazione: il centro Ad Spem del Policlinico Umberto I.

Il sangue non è riproducibile in laboratorio ma è indispensabile alla vita.
In altre parole: quando c'è bisogno di sangue, se non se ne trova abbastanza una vita può spegnersi, senza che la scienza possa intervenire in alcun modo.

Donare il sangue non costa nulla, non si perde nulla
, eppure ogni donazione salva una vita. Anzi tre o quattro. La dottoressa mi spiega che il mio sangue verrà diviso nei tre componenti principali e servirà per la trasfusione a tre persone, quattro se si tratta di bambini.

La dottoressa mi misura la pressione. "E' leggermente alta".
"Ho paura degli aghi" spiego io. La dottoressa comincia a spiegarmi minuziosamente come avviene la donazione, mi spiega che l'ago è più grosso di quello usato per i prelievi.
"Non è un fatto di dimensioni dell'ago, ho paura degli aghi e basta, mi fanno senso, mi capita di lacrimare durante i prelievi, ma ne sono consapevole ed è una cosa che voglio affrontare".

Dopo l'esame dell'emoglobina, aspetto di entrare nella sala colorata dove avviene la donazione.
Quando entro nella sala colorata Adam solleva la testa dal suo lettino e mi dice scherzando "E tu adesso arrivi?".
Adam dona al Policlinico da tanti anni, ed è stato lui a delucidarmi su perchè, come e quando donare.
La mattina, compilando il questionario del donatore, mi confessa che non mi ha detto di proposito che posso anche fare una leggera colazione prima di donare. "E' il tuo rito di iniziazione" dice con un sorriso giocherellando con la penna "Giuseppe lo ha fatto con me, ed io con te"
Poco male, non credo avrei mangiato comunque.

L'infermiera che si occupa di me nella sala colorata è una tipa simpatica di colore con tante treccine finissime raccolte, e una innata delicatezza nel tocco.
Dico ad Adam "Quando hai finito non te ne andare, così mi parli. Ho paura degli aghi".

Alla fine con gli aghi me la sono dovuta vedere da sola. Ed è stata questione di un pizzicotto e basta. "La paura è passata eh?" Mi sento dire da chi mi vede lucida e senza una lacrima.

Neanche dieci minuti ed era tutto finito, Adam mi viene a prendere e andiamo in Sala Colazione.
"Cosa possiamo offrire alla signorina?"
"Un cappuccino ed un cornetto gigante con la crema!" Non mi sentivo per nulla spossata, ma mi era davvero venuta fame!
Adam si rivolge alla signora del cappuccino, mi indica e le dice "Lei è nuova".
La signora mi rivolge un sorriso radioso "Benvenuta nel nostro mondo!".

E benvenuta è il termine giusto, perchè continuerò a donare.

Mi è sembrato di non fare nulla, eppure tutti mi hanno detto che stavo salvando la vita a qualcuno. Infermieri, dottori, il mio fidanzato che mi ha accompagnata, tutti hanno avuto occasione di dire "stai facendo una cosa bellissima".

E questa cosa bellissima sento che mi ha cambiato intimamente.
Non solo perchè degli aghi non ho più paura,
ma perchè lì sul lettino, sembrerà banale, ho veramente preso coscienza del valore e della fragilità della vita umana.
E' una cosa che a parole non si può spiegare, bisogna viverla.

Volete saperne di più?
Come e quando donare
Come funziona la donazione
Contatti Ad Spem di Roma

1 commento:

  1. Al seguente link potrete vedere il servizio dal titolo "Se doni il sangue puoi salvare 3 vite umane" realizzato da UniromaTv

    http://www.uniroma.tv/?id_video=15799

    Ufficio Stampa di Uniroma.TV
    info@uniroma.tv
    http://www.uniroma.tv

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