mercoledì 28 aprile 2010

la SIAE mette le grinfie sull'Inno di Mameli

Che l'Italia sia una giostra di tasse e balzelli vari è cosa nota, ma le istituzioni riescono sempre a sorprenderci con incaute richieste o aberranti pretese.

Leggo oggi su Il Post:
- La Società Autori ed Editori ha chiesto i diritti d'autore sull'inno di Mameli a un'associazione no profit
- In risposta arrivano la smentita della SIAE e una proposta: "il Quirinale ne registri uno ufficiale"


La SIAE ha pensato bene che gli abitanti del Quirinale, invece di adoperarsi per suscitare un po' di patriottismo in questa Italia sfrangiata e divisa, dovrebbe limitare l'utilizzo dell'Inno di Mameli registrandone uno ufficiale (perchè se si paga sono pronta a scommettere che saranno in tanti a dimenticarlo nel cassetto).
Non si sa mai qualcuno lo volesse suonare, condividere, allegarlo ad un messaggio d'amor di patria senza pagare il balzello alla sanguisuga degli autori ed artisti.

La storia la leggete nel dettaglio nell'articolo de Il PostFratelli d’Italia, la SIAE s’è desta.
Forse verranno anche a voi i brividi al pensiero di quanti quattrini facili potrebbe fare al SIAE con l'Inno di Mameli.

E  a pensare che ci sono tanti modi per tutelare la proprietà intellettuale delle opere senza passare per la SIAE: ad esempio le licenze Creative Commons.

Certo, un mondo Creative Commons sarebbe un mondo, diverso, un mondo più open-source.
Qualcuno perderebbe quattrini ma tutti guadagnerebbero in sapere e condivisione della cultura.
Mi sembra una interpretazione più in linea con i tempi.
Ma immagino che quelli della SIAE non siano affatto d'accordo con me.

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