martedì 25 maggio 2010

cari governanti, cominciamo dall'open source?

Non passa giorno senza che si senta parlare di debito pubblico, di tagli, di necessità di ridimensionare le spese dello stato e aumentare l'efficienza dei provvedimenti.

Ora, tralasciando considerazioni come l'opportunità e l'eticità di un drastico ridimensionamento di stipendi, pensioni e privilegi della casta governante, voglio puntare i riflettori su un settore con altissimo potenziale di risparmio: il software.

Ho sempre pensato che le istituzioni pubbliche dovrebbero utilizzare solo software open-source ovunque sia possibile. Sull'articolo "Dall'open source una mano per uscire dalla crisi" su wired.it leggo numeri incoraggianti:

Una grossa azienda può ridurre di milioni di euro la propria spesa per il software, tagliando fino al 70% dei costi del parco programmi, una volta a regime, come sta facendo FinecoBank (gruppo Unicredit).


Figurarsi quello che può tagliare la Pubblica Amministrazione passando all'open source.

Sullo stesso articolo scopro che la commissione Bilancio del Comune di Firenze ha votato all'unanimità per iniziare subito la migrazione avendo valutato il risparmio in cifre intorno ai 300 mila euro all'anno.
Bologna, a tre anni dall'avvio del progetto oggi risparmia 170 mila euro all'anno.
I migliori? Quelli di Bolzano. Con il progetto Fuss in cinque anni la provincia ha risparmiato 2,3 milioni di euro installando sui pc delle scuole una distribuzione derivata da Debian e adattata alle esigenze educative.

Questo è l'esempio da seguire. E che mi aspetto sia da monito per provvedimenti futuri.
Soprattutto in ambito scolastico, dove si sente ogni giorno parlare di tagli, l'open source può costituire parte della soluzione.

Nessun commento:

Posta un commento