giovedì 20 maggio 2010

Essere donna... ovunque

Il femminismo non ha il marchio dell'occidente.
Questa la considerazione che emerge dall'intervista a Renata Pepicelli pubblicata su PeaceReporter.net.

Siamo abituati a pensare il femminismo come un brevetto dell'Occidente. I suoi studi, al contrario, raccontano di un femminismo arabo con una storia dinamica e plurale. E lunga oltre un secolo.

Ed anche oggi il mondo islamico ferve di dibattiti e di movimenti che hanno come tema centrale la donna.
Si tratta di un'emancipazione che segue un percorso diverso da quello occidentale: non forzatamente laica, ma attraverso la propria religione e tradizione.
L'Islam - dicono molte musulmane - garantisce alle donne pieni diritti: sono invece le strumentalizzazioni di ristrette élites maschiliste che relegano in piani subalterni la condizione femminile.

Il femminismo islamico, sostanzialmente, - ci spiega Renata Pepicelli - è la convinzione che la subordinazione delle donne non derivi dal Corano, ma dalla sua interpretazione - fino a oggi, appunto, monopolio di ristrette élites maschiliste: e più che interpretazione allora, distorsione.

E non finisce qui. Il femminismo islamico pone l'accento sul ruolo che donne avevano ai tempi di Maometto: le donne partecipavano a pieno titolo alla gestione degli affari politici e militari, un dato essenziale, specialmente nell'ottica di una rilettura dell'Islam in chiave contemporanea.

Per una trattazione più completa rimando direttamente all'intervista Ijitihad, femminismo e Islam.
Quello che qui mi interessa evidenziare è la comunanza di vedute che ancora una volta si erge al di sopra delle differenze culturali: nel mondo islamico come nel mondo occidentale si creano movimenti, gruppi di riflessione sulla condizione femminile.
Nel mondo occidentale come nel mondo islamico le donne vivono ancora una condizione di disuguaglianza.
Se vogliamo rinfrescarci la memoria possiamo rileggere le allarmanti considerazioni dell'Unione Europea sull'occupazione femminile in Italia, e qualche dato sulle discriminazioni ai danni delle lavoratrici.  

Insomma, le donne hanno il loro bel da fare sia in occidente che in oriente. E ognuna, ogni gruppo, ogni movimento, si organizza a modo suo e partendo dai suoi presupposti.

Ciò che ritengo davvero incoraggiante è intravedere in queste donne un solo unico obiettivo: uguaglianza di genere e rispetto. I diritti per cui hanno combattuto le nostre mamme, e che, ogni giorno, tocca anche a noi difendere.

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