martedì 18 maggio 2010

nel continente nero...

Internet = libertà
Per più di una ragione mi sento di sottoscrivere questa equazione.
L'accesso a internet è accesso all'informazione, è possibilità di condivisione, è, in una parola, progresso.

Non mi stupisce leggere su Internet World Stats che i dati relativi al continente africano sono preoccupanti.
Secondo le statistiche solamente l’8,7% della popolazione del continente - dice Il Post - ha la possibilità di accedere alla Rete e la banda a disposizione è solitamente limitata.

Da un lato palla al piede per lo sviluppo del continente, dall'altro conseguenza di situazioni politico-sociali poco chiare e spesso di aperta crisi o guerriglia, l'indisponiblità dell'accesso alla rete è un dato limitante per gli africani.

Per fortuna non mancano le belle notizie, e ce le racconta Il Post nel suo articolo Il wifi in Africa:

Paul English ha pensato di impegnarsi in prima persona lanciando un progetto decennale per il web africano. [...]
L’idea è quella di offrire nei villaggi una connessione gratuita alla Rete attraverso una serie di semplici punti di accesso senza fili.

Questo per quanto riguarda la parte nonprofit dell'iniziativa, ma il progetto non si fossilizza nella mera connotazione di aiuto umanitario:

Le compagnie telefoniche che parteciperanno all’iniziativa potranno offrire agli utenti l’acquisto di servizi aggiuntivi, come maggiore banda e meno limitazioni per la navigazione.
English confida inoltre che il progetto possa stimolare la costruzione di nuove infrastrutture nei paesi africani, favorendo la diffusione della fibra ottica nelle aree maggiormente abitate.


Insomma, come spesso accade per le belle idee, ci guadagnano tutti! Le compagnie telefoniche hanno occasione di pensare un nuovo business tutto africano, gli africani ci guadagnano in libertà e possibilità.

English e i suoi Inizieranno con sei paesi per verificare la bontà e la sostenibilità del sistema con l’ambizione di esportarlo in altre aree del continente. Le risorse al momento sono limitate e provengono quasi interamente dagli investimenti del cofondatore di Kayak, ma la speranza è che compagnie telefoniche e investitori privati si facciano avanti già nei prossimi mesi.

Non resta che incrociare le dita.  Per un'Africa che merita più di una opportunità che le consenta di crescere.

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