lunedì 7 giugno 2010

L'informazione è un prodotto da vendere?

Anche a volerle leggere "con il beneficio del dubbio", le parole di Tommaso Debenedetti, giornalista, fanno davvero accapponare la pelle.

"Me gusta ser el campeón italiano de la mentira" (Mi piace essere il campione italiano della menzogna) è il titolo - eloquente - dell'intervista a Tommaso Debenedetti pubblicata sul quotidiano spagnolo El País.

Il giornalista si racconta e confessa: interviste del tutto inventate, comprate al prezzo di trenta euro da certi giornali, pubblicate senza fare controlli. Tanto se arriva una smentita è colpa del freelance.

Il Post estrapola i tratti salienti dell'intervista nell'articolo "Sono il campione della menzongna".
Tra rivelazioni ed accuse più o meno velate il giornalista si dimostra divertito, lui che del marcio del giornalismo italiano ha fatto il suo cavallo di battaglia, ed ha trovato terreno fertile per la sua informazione truffaldina.

Parla delle interviste e degli argomenti da trattare come di merce da vendere al mercato delle patate. "Questo vende bene, quest'altro pure...". E la gente legge. E abbocca.
Tanto i lettori che ne sanno di cosa è vero o falso? E a chi importa?

Debenedetti dice che in Italia fare onestamente il giornalista è impossibile:
"L’informazione in questo paese è basata sulle bugie, sulla falsificazione. Se chi parla dice cose che corrispondono alla linea editoriale, se chi parla viene visto come è uno dei nostri, tutto va bene."

Io credo che l'informazione debba avere una sola linea editoriale:
la verità.

Che sia bella o brutta, conveniente o sconveniente.
E, in questo senso, io che non ho studiato giornalismo, non ho il tesserino, e semplicemente tengo un blog, mi sento molto più giornalista di Tommaso Debenedetti.
Nessuno mi paga il pezzo, ma se non altro a chi legge non propino scemenze.

Nessun commento:

Posta un commento