mercoledì 7 dicembre 2011

Rispondendo a Bojan: la differenza tra dilettante e professionista.

Ho 29 anni. E di calcio capisco davvero poco.
Ma leggo tutti i giorni il giornale, e sono rimasta, devo ammetterlo, stupita, di leggere su Repubblica la lettera di un calciatore.
Di tante che ne succedono in campo, mai mi è passato sotto gli occhi un "mea culpa" del genere, una totale ammissione di responsabilità, richiesta di scuse e comprensione.

E sulla comprensione mi sono soffermata un pochino, ed ho pensato che a Bojan, e a tutti quelli che la pensano come lui, avevo davvero voglia di rispondere.

" Caro Bojan,

ho 29 anni, sono giovane anche io, e per nulla al mondo mi sognerei di mettermi in cattedra, specialmente parlando di un mondo a me non del tutto familiare come quello del calcio.

Tuttavia trovo davvero strano, per non dire fuori luogo, che un professionista cerchi di motivare, se non giustificare, i propri errori chiamando il causa la giovane età.

Frasi come "datemi il tempo di crescere" per un professionista non devono esistere.

Nessuno avrà mai da questionare sulla carica emotiva e la spensieratezza con cui vuoi vivere i tuoi 21 anni, ma scendere in campo da professionista è un'altra storia
Quando scendi in campo non hai età, non hai nome
Hai solo un colore: quello della tua squadra, e la tua squadra deve vincere.

Un professionista, di ogni età, qualunque sia il suo lavoro o lo sport che pratica, deve avere la forza di buttare cuore oltre l'ostacolo. 
La freddezza di non cedere alla rabbia ed agli entusiasmi. 

 Semplicemente perchè non è un dilettante. E' un professionista. 

Un professionista ha un solo metro di misura delle sue prestazioni: 
il risultato.
Tutto il resto sono chiacchiere. 

E se davvero "chiedi il tempo di sbagliare" perchè "hai bisogno di tempo per crescere", mi chiedo se il tuo errore non sia stato piuttosto quello di aver voluto fare il professionista quando ancora non sei davvero pronto per farlo.

Ovviamente è una provocazione. Ma costruttiva a parer mio. E necessaria.
Perchè la linea di demarcazione tra dilettanti e professionisti sta diventando, un po' ovunque, spesso troppo sottile. "

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